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Il Manifesto
5ottobre 2006
Cantieri sociali
Tutti i valsusini d'Italia
Pierluigi Sullo
In Valle di Susa si stanno preparando al viaggio. E discutono accanitamente.
Molti, in valle, trovano che l'appello per la
manifestazione del 14 ottobre
contro
www.carta.org) se la prenda solo con Berlusconi,
senza dire poi una parola
sulla ragione per cui una tale manifestazione è necessaria: semplicemente
per il fatto che
per la sola Valle di Susa e non si intravede all'orizzonte la volontà di
spazzarla via (insieme alla legge 30,
sulle droghe ecc.). Difficile dar torto a chi solleva questa obiezione,
anche se lo sport di dividersi tra chi vede il governo necessariamente
«amico» e chi lo vede sempre «nemico», rischia di provocare una certa
ipnosi: tutti a guardare fissamente ministri e sottosegretari.
Un'idea di sviluppo
Il senso della manifestazione del 14 ottobre è quello di segnalare che
esistono vaste porzioni di società civile, di comunità locali, di reti
sociali e associazioni ambientaliste che hanno elaborato, resistendo alle
invasioni dello «sviluppo», una loro idea su questo decisivo argomento. Che
è l'opposto della sciagurata legge con cui il ministro scavatore di tunnel,
Lunardi, elencò le centinaia di grandi opere
necessarie, secondo lui e il
suo governo, alla «modernizzazione» del paese (ricordate Berlusconi
da Vespa
che impugna un pennarello davanti a una carta dell'Italia?). Tanto
necessarie da abolire di fatto
fondamento della democrazia, la sovranità dei cittadini sul loro territorio,
e di impegnare un oceano di denaro, facendo debiti che ricadranno sui nostri
nipoti a tutto vantaggio delle grandi imprese di costruzioni, che grazie ai
meccanismi criminogeni del general
contractor possono far esplodere i costi
e rischiare solo i soldi altrui: i nostri. (Se volete
saperne di più, c'è un
bellissimo libro, un bilancio della Legge Obiettivo curato da diverse
università, «La cattiva strada»).
Bene, sembra una questione settoriale. E infatti i
movimenti per la casa, o
contro il lavoro precario, o per l'acqua, e così via, esitano a concludere
che la cosa non riguarda solo le comunità che dicono no alle grandi opere.
Il mito della crescita infinita
La critica allo «sviluppo» è un esercizio in cui tutte le sinistre, drogate
da decenni di economicismo, faticano a prendere la sufficienza. Invece è
proprio questo il nodo del problema italiano. E' la domanda se questo paese
debba consumare suolo, natura, socialità e buon vivere
in modo scriteriato
(non esistono piani nazionali o regionali dei trasporti o dell'energia, per
fare due esempi), inseguendo il mito della crescita infinita di produzione,
trasporto di merci e consumi, oppure se si debba imboccare un'altra strada
(e non è qui il luogo per riassumerle, ma le proposte e le sperimentazioni
sono molto abbondanti).
Il governo Prodi, con il ministro Bersani a fare da
locomotiva (è il caso di
dire), stanno scegliendo proprio questa strada, così che il territorio è
invaso da progetti di nuove autostrade, di linee Tav,
di inceneritori, di
centrali a carbone o turbogas, e così via.
Un'orgia di «sviluppo» con cui il governo dice di voler «far ripartire
l'Italia», e che invece fa ripartire solo i profitti delle grandi imprese di
costruzioni (le piccole sono già in crisi), la produzione di gas serra e la
pessima qualità della vita di fette di paese sempre più vaste.
Di questo si tratta, con la manifestazione del 14 ottobre. Verrà gente da
tutto il paese, contiamo che i romani li accoglieranno numerosi.