In questo libro non si
motiva l’opposizione al progetto Tav in Val di Susa
con argomentazioni “ecologiche”. Sono presenti anche queste, naturalmente, ma
sono soltanto un corollario secondario, un “di più” in fondo quasi marginale.
Qui si ricostruiscono con dovizia di dettagli sia l’architetttura
finanziaria del modello Tav che la sua assurdità
industriale.
Economisti, ingegneri, docenti di impiantistica, analisti degli appalti
pubblici, fanno a gara nel vivisezionare un progetto che affonda le sue ragioni
unicamente nell’insaziabile sete di “guadagno senza rischio” di una serie
circoscritta di aziende con agganci storici nelle alte sfere della politica e
dei ministeri. Fino all’incredibile esempio del ministro delle infrastrutture
Pietro Lunardi, che con la mano pubblica firma i
contratti proposti dalla sua mano privata (
Ne viene fuori un disvelamento pieno del “modello Tav”
come spreco faraonico di denaro pubblico per i decenni a venire, per opere che
mai potranno avere una proporzionale “profittabilità” economica e neanche una
vera “utilità pubblica”. A cominciare dalla più grande delle menzogne: nel “modello
Tav”, legalizzato dalla “legge
obiettivo”, non concorre un solo euro di investimenti privati. Tutti i
vantaggi sono assicurati ai “general contractors”, mentre tutti i rischi – la copertura dei
costi crescenti e dell’indebitamento con le banche – è a carico del debito
pubblico.
Un modello che ha avuto critici di altissimo livello quasi immediatamente
scomparsi dalla scena pubblica, come l’ex ministro Franco Reviglio
(che lo definì “un motore da fuoriserie montato su una utilitaria”)
e il manager di Stato Mario Schimberni (che usò una
metafora analoga: “se uno ha una cinquecento che non funziona, non può pensare
di risolvere il problema comprandosi una Ferrari”).
Un modello avviato dall’ex ministro craxiano Claudio
Signorile, perfezionato da Paolo Cirino Pomicino, portato a legalità forzosa da
Silvio Berlusconi. Ma che non è mai stato messo in
discussione dal centrosinistra, con la lodevole eccezione dell’ex ministro
Claudio Burlando.
Ne viene fuori un quadro in
cui l’opposizione dei cittadini della Valsusa non ha
nulla del localismo egoistico tipico della “sindrome Nimby”
(not in my backyard), ma
pone al contrario il problema di come interrompere una spirale di spesa
crescente che peserà sulle future amministrazioni dello stato, ma soprattutto
sulle generazioni a venire. Un’opposizione, perciò, di altissimo valore civile,
che si muove nell’interesse generale del paese, oltre che in quello della
comunità territoriale.
Questa è dunque un’opera
indispensabile per chiunque voglia capire quali nuove strade percorra
la “tangentopoli” del terzo millennio, ma anche la natura profondamente e
radicalmente politica – nel senso più alto del termine – di ogni opposizione a
questa follia.
Indice
PREMESSA
Saluto di Alex
Zanotelli
POSTFAZIONE
EDITORIALE
DALLA QUARTA DI COPERTINA
Bene fanno i cittadini
della Val di Susa a difendere il loro “giardino”, per il bene e la salute di
tutti, perché la loro azione non ha nulla di localistico.
Anzi, come si può vedere da queste pagine, cogliendo il «limite interno» di
questa “grande opera” – un investimento faraonico per un ritorno economico
impossibile – permettono a tutto il paese di ragionare sul carattere «privatistico» di una decisione folle che impegna la spesa
del denaro pubblico.
Bene hanno fatto gli autori di questo libro a denunciare il mostro, dopo averlo
sezionato da valenti periti settori. Confermando il ruolo che vanno assumendo
sempre più spesso gli intellettuali scientifici: quello di chi dice cose
scomode semplicemente esponendo i fatti, perché ciò distrugge il velo
ideologico che maschera robusti e voracissimi, quanto inconfessabili, interessi
economici.
Bene fa, ovviamente, Odradek a pubblicare questo
libro. Mettendo ancora una volta a disposizione di chi si batte per un mondo
meno ottuso ed egoistico gli strumenti informativi per sostenere gli «ideali»
(o, più debolmente ancora, i «desideri») con una robusta iniezione di argomenti
scientificamente fondati.
Male fa, altrettanto ovviamente, l’Unione a non cogliere il dato che sale dalla
protesta popolare e dal mondo scientifico. Rendendo così evidente che
all’interno della coalizione intenzionata a sfrattare Berlusconi
sono insediati, e in posizioni di forza, poteri e interessi contigui a quelli
del governo attuale. Non è una sorpresa, ma è una constatazione che getta una
luce sinistra sul conflitto sociale – e la sua gestione – nei prossimi anni.