RECENSIONE
Le mucche di nome Cuccagna, Paris,
Idea
E' chiaro. Viviamo grazie ad una cantina piena di petrolio che abbiamo trovato
centocinquanta anni fa, questa abbondanza ci ha dato alla testa e come tutte le
sbornie abbiamo perso il senso del limite. Un limite che ci è posto dalla
realtà oggettiva, o la fisica. Possiamo ancora godere delle risorse del pianeta
terra, possiamo avere e affaticarci di meno disponendo delle cose straordinarie
che ci dà la civiltà. Il quesito è se tutto ciò potrà essere mantenuto ancora a
lungo. Se il fatto della sbornia ci ha fatto perdere il senso della misura,
cosa abbiamo perso, cosa fare per ritornare sobri. La storia del famoso buon
senso.
Questo libro è diviso in due parti distinte. Nella prima Chiara Sasso
intervista i pastori della Valle di Susa, una vita vissuta nei prati, nelle
malghe, un mestiere fatto di dettagli, d'istinto, di fiuto.
D'estate agli alpeggi e d'inverno in pianura. All'alpeggio se piantavi un
chiodo sapevi di ritrovarlo, in cascina non sempre. Adesso, poi, c'è il rischio
di trovare, in pianura, un parcheggio multipiano o un
ipermercato. E' facile cadere nella retorica di com'era verde la mia valle, ma
è anche un piacere pensare che esiste ancora il prato con i trifogli, la costa
della montagna bella schietta dopo la pioggia o dopo una giornata di vento, i
campi di narcisi a maggio, le mucche pezzate rosse o le piemontesi calipigie o le Savoiarde. E i formaggi buoni che asciugano
sulle travi.
Poi, nella seconda parte del libro, Mercalli ci
costringe a guardare fuori dalla finestra e vedere
l'alta marea di cemento che sale in su verso
A cura di Emma Dovano, Provincia di Torino,